STORIA

 

La Tenuta Travaglino di Calvignano vanta una storia millenaria, che profuma di mosto e si tinge dei colori dei “colli vitati” dell’Oltrepò Pavese.

E’ in questi terreni, bruni calcareo-argillosi, che affondano le radici i vigneti di una tenuta che vede gli albori nel Medioevo.

 

E’ il 1111. L’Italia settentrionale è un mosaico di piccoli Stati, le repubbliche marinare stanno acquistando sempre più potere e la “lotta per le investiture” è in pieno svolgimento.

 

In questi anni vengono poste le fondamenta del nucleo più antico dell’odierna tenuta: la magniloquente cantina a volte. All’epoca qui, nella frazione di Travaglino, abitavano e lavoravano più persone che nel vicino comune di Calvignano.

 

Tutto ciò ci permette di affermare che dal XII secolo è presente il parentado o la “cognominazione” Travalino, derivata a sua volta dal termine “lavoro” (“travail” in francese, “travaj” in piemontese per derivazione vernacola.)

 

Nel 1240 vengono citate, in un antico testo, la chiesa di San Martino di Calvignano e la presenza di vigne “novelle”, chiara testimonianza che la coltivazione della vite era già radicata in loco.

 

Trascorrono gli anni e, come tutte le grandi storie, a momenti bui seguono periodi più fortunati in un ciclo di corsi e ricorsi spesso legato all’avvicendarsi di vari proprietari.

 

Nel 1868: la svolta. Il milanese Cav. Vincenzo Comi acquista la prima parte della tenuta: 810 pertiche.

 

14 febbraio 1879. 11 anni dopo il Cavaliere Comi, innamorato dell’Oltrepò Pavese e di queste vigne, acquista 7 lotti per un totale di 2891 pertiche, costituenti il vero e proprio “tenimento” detto “di Travaglino”.

La contessa Giuseppina Sottocasa diventa sua moglie e porta in dote il famoso stemma nobiliare di cui si fregia la casata.

 

Da allora la tenuta passa di mano ai vari discendenti della famiglia Comi. Grazie a loro Travaglino cresce, si sviluppa, si ampia.

 

Lavoro duro, manuale, nei campi, lavoro intenso di pensiero, di riflessione, di progetti.

 

Nel 1965 Vincenzo Comi, omonimo discendente del vecchio proprietario, impone un’accelerazione: è un uomo dai grandi sogni, concreto, certo, ma con una mentalità visionaria proiettata nel futuro.

 

Grazie a lui prende il via un grande lavoro di "zonazione", che ha come obiettivo il rinnovamento del "vigneto Travaglino". Oggi il fondo si estende su 400 ettari in un unico blocco, che corrispondono a 6000 “pertiche milanesi”, pari al 55% dell’intero territorio comunale.

 

Oggi, siamo alla quinta generazione. Determinata, risoluta, dialettica, sfoggia con disinvoltura il suo heritage, energia propulsiva capace di miscelare le opportunità della ricerca e della sperimentazione contemporanea con la solidità di una terra, di un terroir, di una cantina.

 

Oggi Travaglino è senza dubbio un punto di riferimento importante nel panorama enologico dell’Oltrepò e non solo.

 

 

 

 

 

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